Archiviato in: Senza Categoria
Venerdì ci svegliamo con non poca difficoltà e ci prepariamo ad affrontare il road trip che ci attende nel uic end. Las Vegas & Grand Canyon. Un totale di 1100 miglia tonde tonde. Ma a noi ormai anche le distanze ci fanno un baffo per non dire di peggio. E allora via, si parte. Abbandonata L.A. la strada comincia a diventare una bretella di cemento in mezzo al deserto. Tipo così.

E dopo tre ore di viaggio lo stomaco inizia a reclamare carburante. E lo stomaco di Kanni è particolarmente bisognoso, visto il suo approccio all’hamburger.Ma dopo la bestiale e primigenia ricerca del cibo, i nostri animi ritornano poetici allorquando il sole inizia a tramontare sulla freeway…

Ed ecco profilarsi all’orizzonte la patria della tamarraggine americana, il covo del vizio, del gioco e del lusso ostentato. In altre parole, Las Vegas. Tra i mille hotel presenti in città merita menzione l’ Excalibur, costruito sulla falsariga di un maniero medioevale. Il risultato è una cinghialata aberrante.

Vagheggiando per i casinò, Fra si imbatte in una creatura quantomeno affascinante, una sirenetta. E non resiste alle sue avvenenti forme lanciandosi su di lei come un falco sulla preda ormai spacciata. Lei è molto maiala e ci sta.

Tentiamo poi una puntata alla roulette (50 dollari sulla prima dozzina) ma esce il 35 (sfiga devastante) e perdiamo come da copione. Dopo una notte passata in un Motel che definire rauso è un eufemismo ma proprio un eufemismo, visto che c’erano delle gomme masticate sotto i mobili e puzza di roba indefinibile, io Pollo e Fra salutiamo kanni e Pierangelo che tornano a casa e ci avviamo verso il Grand Canyon.
Troviamo da dormire in un motel carino e pulito e il giorno dopo siamo pronti. Grand Canyon. E’ veramente Grand. anzi, direi quasi Enorm.

Paolino è un eroe e non è attanagliato dal timore vertiginoso che incombe su di me. Notiamo chepoi da queste parti ci sono degli scoiattoli molto amichevoli.


La sera ci ripigliamo e ci avviamo verso casa. Arriviamo ridotti come 3 masotti spiaccicati.
Martedì sera ci rechiamo in un localino tranqui di Manhattan Beach, diciamo il Radio Aut locale. Ma nonostante tutto non riusciamo a controllarci. E via, balli di gruppo anche qui.

Dopo un po’ si torna a casa. Io ho fame. E se si ha fame da queste parti si mangia un burrito del Tarasco. C’è solo una cosa da dire: ESTREMO. Ragazzi…non sono riuscito a finirlo. Se non c’era Fra che mi aiutava correvo il rischio di cacciarlo via.

La serata non finisce qui. Arrivano due tipe deejay locali che montano l’impianto in casa nostra. E via. Musica a manetta fino alle quattro del mattino. Io vado in coma due ore prima. Gli altri resistono, nonostante tutto.












